Journey: lasciamo spazio al silenzio e colmiamoci di emozioni

Turismo, viaggi ed emozioni. Tutto è sospeso in equilibrio perfetto, pace interiore che basta a se stessa e vive l’incanto

Journey

Gerusalemme

È una calda giornata d’estate. Il sole alto e abbagliante raggiunge lo zenit. Da pochi minuti ha smesso di risuonare la campana di mezzodì nella valle di Giosafat ed i frati invitano i pellegrini a lasciare la basilica.Il clamore nel fitto atrio svanisce man mano, lasciando spazio ad un silenzio vuoto di parole e denso di emozioni.

Sedendo qualche attimo sui gradini in pietra della basilica, lo sguardo si perde dinnanzi alla spettacolare vista di Gerusalemme.

Oltre la strada rovente che attraversa la vallata, ulivi coraggiosi si arrampicano sulla collina verso le possenti mura della città. Pietre tombali bianche, messe una accanto all’altra popolano il cimitero musulmano. Più in alto una grande arcata spalancata invita ad entrare a scoprire un mondo che promette meraviglie mentre accanto,  un’antica porta tamponata come una bocca imbavagliata, lascia spazio all’immaginazione più fervida ed autentica.

Al di là delle mura la maestosa moschea dalla cupola d’oro domina la spianata che sembra più grande di quanto già sia. Le lamine d’orate riflettono la luce mentre il mosaico blu ricorda per un attimo il colore del cielo.

La pietra gialla che avvolge la città si scorge in lontananza tra i muri scomposti delle costruzioni concatenate che non lasciano spazio a cupe ombre.

Tutto è sospeso in equilibrio perfetto è una pace interiore che basta a se stessa

e vive d’incanto.

Si potrebbe restare così per ore, ammesso che già delle ore non siano passate in questa quiete silenziosa. Il sole raggiunge la pelle prima lievemente in ombra.

Fa caldo, molto caldo e c’è silenzio, tanto silenzio, interrotto ormai solo da uno sporadico suono di passi lenti e trascinati. E lei, la città più bella e desiderata è lì davanti a farsi ammirare come sempre, da secoli.

Non si riesce a distogliere lo sguardo, rapiti in un viaggio onirico. Poi ancora silenzio. Di nuovo.

È una calda giornata d’estate. Una come altre mille nella valle di Giosafat, quando improvvisamente inizia  il canto del muezzin.

È da poco passato mezzogiorno. È Ramadan ed è ora di andare.

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                                       ph: pixabay

 

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Sara Sempieri